Oggi sentiamo spesso parlare dello ‘spreco alimentare’, sui giornali e nelle televisioni, come di un fenomeno di portata mondiale e caratterizzato da numeri impressionanti. Il food waste viene definito come la perdita, lungo tutta la filiera agroalimentare, di cibo ancora edibile. Si tratta di quantità enormi che, anche se inizialmente ci sorprendono, proprio a causa della loro grandezza sfuggono alla nostra reale percezione. Nonostante la fame resti al primo posto nella lista dei rischi mondiali per la salute e tra le più importanti cause di mortalità infantile – è il cosiddetto “paradosso della scarsità nell’abbondanza” (Bonardo D., 2012) – sembra sfuggirci anche il fatto che il cosiddetto food waste non è solo un problema morale. È infatti anche un’emergenza ambientale che ha un impatto enorme sul nostro pianeta. È una delle principali cause di emissioni di CO2, gas a effetto serra, così come del consumo di acqua, terra e di energia elettrica.
Parliamo di numeri: “ogni anno vengono sprecati nel mondo 1/3 dei prodotti ancora edibili, ossia 1.3 miliardi di tonnellate di cibo ancora consumabile” (FAO, 2013). Questa è una delle frasi più ricorrenti che sentiamo nei vari telegiornali. Un numero davvero enorme. Ma riusciamo realmente a immaginarlo? A capire la grandezza del problema?
Proviamo a rendere i numeri più vicini alla nostra percezione. Ogni anno, dal campo alla tavola, si perde il 50% dei prodotti che vengono lavorati (Siwi, 2008). Oppure consideriamo che solamente in Italia, Paese persino virtuoso da questo punto di vista, ogni persona spreca circa 149 kg di cibo all’anno (Bcfn, 2012). Immaginate di buttare in una volta 149 kg di cibo ancora buono…fa impressione, vero?
Ma se, come già accennato, lo spreco alimentare è assai rilevante dal punto di vista etico e morale, a livello ambientale ha un impatto devastante. Quando si parla di “impatti ambientali degli sprechi”, generalmente pensiamo esclusivamente ai rifiuti derivanti, e al loro smaltimento. Se invece guardiamo il problema dal punto di vista dell’intero ciclo di vita dei prodotti (LCA-Life Cycle Assessment) la questione cambia: oltre alle emissioni associate allo smaltimento dei rifiuti, sono da mettere in conto anche quelle che sono state emesse per produrre il prodotto agroalimentare buttato.
Anche qui potremmo fare un elenco infinito di numeri, che però limiterebbe la nostra percezione del problema. Negli ultimi anni sono stati però elaborati diversi metodi per studiare l’impatto sull’ambiente del Food Waste: tra i tanti,uno è quello di immaginare lo Spreco Alimentare come se fosse uno Stato, modalità che, a mio parere, ci aiuta a percepire al meglio le dimensioni e l’ampiezza del suo impatto.
Tra gli indicatori troviamo il Carbon Footprint, che ci indica le emissioni di gas a effetto serra generate nei processi produttivi. Ora, se vi dicessi che lo spreco alimentare produce ogni anno 3.3 Gt (Gigatonnellate) di emissioni (FAO, 2013), potreste pensare che è un numero enorme, ma la percezione rimane comunque relativa. Mase consideriamo il Food Waste come uno Stato, scopriamo che in una classifica tra i Paesi più inquinanti al mondo, è al terzo posto per emissioni dopo Cina e USA (FAO, 2011).
Fig.1.1. Top 20 paesi per emissioni GHGs vs Food Waste. (FAO, 2013, p.17).
Il Blue Water footprint, altro indicatore utilizzato per classificare gli Stati, indica il consumo delle risorse idriche associate alle filiere agroalimentari – e quindi già di per sé legato al Food Waste. In numeri, l’impronta idrica degli sprechi alimentari è pari 250 km³ di acqua: una quantità pari a tre volte il Lago di Ginevra! (Hoekstra A., Mekonnen M., 2012). Stesso gioco di prima: se fosse uno Stato, in una classifica dei Paesi che consumano più risorse idriche, come si posizionerebbe? Semplice, sarebbe al primo posto.Fig.1.2. Top 10 paesi per consumo di acqua vs Food Waste. (FAO, 2013, p.28)
Infine come ultimo indicatore troviamo il Land Use, che si riferisce alla superficie necessaria per la produzione di un determinato bene che non è stato però consumato. Ebbene, nel 2007 lo spreco alimentare ha occupato 1,4 miliardi di ettari di terra, ossia il 28% della superficie mondiale destinata all’agricoltura (FAO, 2013). Se fosse uno Stato, quanto sarebbe grande? Sarebbe il secondo paese al mondo più grande, dopo la Federazione Russa.Fig.1.3. Top 20 paesi per area occupata vs Food Waste. (FAO, 2013, p.37).
Come avrete intuito grazie a questi tre esempi, lo spreco alimentare è un problema enorme e trasversale, che coinvolge la sfera sia etica, che morale, che ambientale e sociale. Urgono soluzioni volte al Zero Waste, che spingano sul concetto di Economia Circolare, per far si che il nostro modo di produrre non sia più volto alla creazione di rifiuti, bensì al loro evitamento e, laddove ve ne siano, alla loro valorizzazione come prodotti secondari. La strada è stata intrapresa, ma il tempo stringe e lo Stato del Food Waste continua a crescere e a diventare sempre più forte. Di Elia Guida
Bibliografia
Barilla Center for Food & Nutrition (2012), “Lo spreco alimentare- Cause, impatti e proposte”, BCFN, Parma.
Bonardo D. (2012), “Wit Out- Fame e sprechi: il paradosso della scarsità nell’abbondanza”, Save the Children Italia Onlus, Roma.
FAO (2011), “Global food losses and food waste – Extent, causes and prevention”, Rome.
FAO (2013), “Food wastage footprint- Impacts on natural resources”, progetto del Natural Resources Management and Environment Department, BIO-intelligence agency, France.
Hoekstra A. Y., M. Mekonnen M. M. (2012), “The footprint of humanity”, PNAS- Proceedings of the National Academy of Sciences, vol.109, Febbraio, University of Twente, Olanda.
Lundqvist J., C. de Fraiture, D. Molden (2008), “Saving Water: From Field to Fork – Curbing Losses and Wastage in the Food Chain”, SIWI Policy Brief, SIWI, Stoccolma
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