Perché meditazione e mindfulness aiutano a vivere in modo più sostenibile e Zero Waste?

[Piccola premessa: da questo momento in poi, per comodità, userò il termine pratiche contemplative per riferirmi ad attività come la mindfulness o la meditazione, che comunque, a loro volta, si rifanno ad una variegata moltitudine di pratiche. Ognuna di queste sviluppa capacità mentali differenti, che avranno quindi effetti diversi sul nostro pensare e sul nostro agire. Ma tutte funzionano allo stesso modo, perché all’atto pratico perseguono lo stesso proposito: riportare l’attenzione su un qualcosa di preciso, sia esso il respiro, l’osservazione dei pensieri che si susseguono nella mente, un mantra, la compassione, un dio, e via dicendo]. Potrebbe risultare strano a molti che, in una guida su come adottare uno stile di vita Zero Waste, fare meditazione non solo compaia tra le soluzioni pratiche, ma costituisca un’intera sezione dedicata.  Ci si potrebbe chiedere cosa c’entrano le pratiche contemplative con la filosofia Zero Waste – e la risposta è molto più scientifica di quanto non si pensi. Ovviamente, di per sé, praticare un’attività contemplativa non è una soluzione Zero Sprechi come può esserlo una borraccia, o il deodorante fai-da-te. Ma come abbiamo detto sin dal principio di questa guida, adottare uno stile di vita Zero Rifiuti non significa semplicemente eliminare un rifiuto usa-e-getta dalla nostra vita, ma operare un cambiamento profondo, alla base del modo in cui affrontiamo le nostre vite. Questo cambiamento prevede, fondamentalmente, l’uscire dallo stile di vita consumista e l’acquisire una maggiore consapevolezza. Dunque, ridurre la nostra bramosia indotta, come pure tenere a bada la sete di possesso e di potere che caratterizzano il nostro stile di vita (e in parte anche la nostra natura), per accrescere invece la nostra intrinseca capacità di rallentare i tempi, coltivare la calma, avere cura di sé, essere equanimi, grati e distaccati – in ultimo, rafforzando la nostra percezione di cos’è realmente importante e cosa no, cosa ci fa realmente stare bene e cosa no. Le pratiche contemplative aiutano a mettere in atto questo cambiamento. Non è una convinzione romantica. A provarlo scientificamente sono gli studi quarantennali dei neuroscienziati Daniel Goleman e Richard J. Davidson, che possiamo finalmente vedere riassunti nel loro La meditazione come cura: una nuova scienza per guarire corpo, mente e cervello. Ed è proprio da questo testo che parto per capire perché le pratiche contemplative possono aiutarci ad acquisire uno stile di vita Zero Waste.

L’addestramento mentale che favorisce il benessere

Inizio esponendovi una delle convinzioni fondamentali di Inspire: “la via classica per raggiungere la ‘saggezza per conoscere la differenza’ sta nell’addestramento mentale”, e grazie a questo addestramento mentale “possiamo coltivare delle qualità mentali che favoriscono il benessere” (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.69). Questo benessere non consiste in soldi, potere o accrescimento dei beni materiali, bensì nella coltivazione, dentro di sé, di emozioni e capacità positive, come la benevolenza, l’altruismo, la compassione, la gratitudine, l’equanimità, la padronanza di sé, una costante presenza mentale e una realistica fiducia in sé stessi – tutti stati sani che, secondo Goleman e Davidson, allenati attraverso la meditazione, inibiscono quelli insani: “l’obiettivo è quello di far sì che [i tratti sani] divengano tratti predominanti permanenti” (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.54). Per tratto permanente si intende un tratto che caratterizza il nostro cervello e il nostro comportamento non solo durante la meditazione, ma sempre. Attraverso l’allenamento mentale, una vita sana e in equilibrio con noi stessi e con gli altri può diventare un tratto permanente. Sia ben chiaro: quando parliamo di allenamento mentale non ci riferiamo a qualcosa di astratto, ma di molto concreto a livello scientifico. Infatti, alla teoria di Goleman e Davidson è venuta incontro la scoperta epocale della neuroplasticità: a forza di meditare, e quindi di allenare il modo in cui i circuiti neuronali del nostro cervello comunicano tra di loro, il cervello cambia, proprio come un qualsiasi altro muscolo del nostro corpo. Attraverso questo allenamento, quindi, possiamo imparare a guardare le nostre azioni quotidiane sotto una luce differente, scegliendo di compiere quelle che ci aiutano a mantenere questo benessere, e disabituando quelle che invece ci portano a comportamenti insani, finché non ce ne liberiamo definitivamente – per farla facile, sarebbe un po’ come smettere di fumare, coltivando il piacere di respirare aria pulita, invece che affannandosi nello sforzo di non accendere una sigaretta. Quindi, concretamente, cosa fa la meditazione? In che modo agisce?

Come funziona l’amigdala?

La capacità principale della meditazione è quella di andare a calmare le risposte dell’amigdala agli input di stress e minaccia che riceve con incredibile frequenza ogni giorno.  Come ci spiegano Goleman e Davidson, infatti, l’amigdala è il radar del cervello per le minacce: essa recepisce input immediati dai nostri sensi e li controlla continuamente alla ricerca di segnali di sicurezza o di pericolo. Nel momento in cui percepisce una minaccia, il suo circuito innesca la risposta “bloccati, combatti o fuggi” del cervello, che poi caratterizza le nostre azioni e/o scatena reazioni emotive intense. L’amigdala, inoltre, risponde a tutto quello cui sia importante prestare attenzione, indipendentemente dal fatto che sia piacevole o meno per noi. Questo duplice ruolo spiega ad esempio perché, quando siamo in preda all’ansia, non riusciamo a concentrarci su altro e teniamo la nostra mente inchiodata su ciò che la provoca. E lo stesso vale per tutte le emozioni negative: paura, dolore, frustrazione, rabbia, insoddisfazione (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.106-107). In un mondo di stimoli incessanti e preoccupazioni che sbucano da ogni dove – rischio di perdere il lavoro, ansia da prestazione, timore di non essere accettati dagli altri, senso di inadeguatezza, preoccupazione per l’imminente bolletta da pagare, terrore di ciò che non conosciamo, e chi più ne ha più ne metta – vista la suddetta neuroplasticità, la meditazione ci aiuta, per dirla nella maniera più semplice possibile, a far funzionare meglio la nostra amigdala, permettendoci di rispondere in maniera più razionale alle “minacce” che individuiamo in ogni momento. Grazie a questa risposta più ponderata, non saremo più indotti a correre immediatamente ai ripari, cedendo al vortice emotivo del momento che, spesso, ci porta ad acquistare ciò che non ci serve, fare cose che non ci rendono soddisfatti di noi stessi, o comportarci in modi che non ci corrispondono solo per il timore di essere rifiutati; né ci bloccheremo per la paura del cambiamento o del fallimento.

Ponderando lo Zero Waste

È proprio grazie a questa ponderazione che riusciamo a fare scelte più oculate, a trovare il tempo per noi stessi e per lo stile di vita che davvero vogliamo condurreTroviamo la calma per valutare ciò che vogliamo veramenteper ascoltarci e capire cosa ci fa stare bene e cosa, invece, è solo un palliativo per non sentire la frustrazione, la tristezza e la vacuità di una vita che non ci appartiene, o che ci fa sentire perennemente inadeguati. La meditazione, in qualsiasi forma, ci consente di restare sintonizzati sui pensieri e i comportamenti che ci fanno sentire, e che in definitiva ci mantengono, sani ed equilibrati. Ed è esattamente questa voglia di benessere ed equilibrio a rendere le pratiche contemplative propedeutiche allo stile di vita Zero Waste – e viceversa a rendere lo stile Zero Rifiuti una traduzione pratica dei principi che coltiviamo dentro di noi ogni giorno attraverso le pratiche contemplative. Meditando, scopriremo il piacere di disfarci di ciò che non ci serve e ci appesantisce, e il piacere di vivere una vita più semplice, basata sul famoso essere invece che sullo stressantissimo avere.  Come affermano Goleman e Davidson, “coltivate su larga scala, queste qualità – in particolare la gentilezza e la compassione – condurrebbero inevitabilmente a dei cambiamenti in meglio nelle nostre comunità, nelle nostre nazioni e nelle nostre società. Questi tratti alterati positivi hanno la potenzialità di trasformare il nostro mondo in modi che non miglioreranno soltanto la nostra prosperità individuale, ma anche le probabilità di sopravvivenza della nostra specie” (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.337). E poi continuano: “ai nostri occhi, questo ‘percorso’ rappresenta una soluzione a quella che è ormai un’urgente necessità sul piano della salute pubblica: ridurre l’avidità, l’egoismo, l’opposizione noi/loro e le incombenti calamità ecologiche” (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.338).

Come sempre, a piccoli passi

Come in qualsiasi altra situazione, nessuno si aspetta che diventiate esperti di meditazione nottetempo: l’importante è avere la consapevolezza che questa pratica vi può aiutare nel vostro viaggio verso una vita più sana e più Zero Waste. Dunque, da dove iniziare? “La via per ottenere i maggiori benefici consiste nell’individuare una pratica meditativa che faccia per noi e quindi rimanerle fedeli. Trovate una pratica che vorreste seguire, decidete la quantità di tempo che potete realisticamente dedicarle ogni giorno (anche solo pochi minuti vanno bene), provatela per un mese e, quindi, valutate come vi sentite dopo questi trenta giorni. Come un allenamento svolto con regolarità vi porta ad avere una migliore forma fisica, così quasi ogni tipo di meditazione migliorerà – in modo più o meno marcato – la vostra forma mentale” (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.18) Vi lascio con l’invito a leggere questo libro meraviglioso, che può davvero aiutarci a capire meglio cosa sono le pratiche contemplativecome funzionano e soprattutto quale enorme potenziale costituiscono per tutti noi – nessuno escluso. In chiusura, un’ultima citazione: “Noi immaginiamo un mondo dove l’ampia diffusione dell’allenamento mentale cambi profondamente in meglio la società. La nostra speranza è che le ragioni scientifiche che abbiamo presentato in questo libro possano mostrare le enormi potenzialità – in vista del conseguimento di un benessere duraturo – del prendersi cura della nostra mente e del nostro cervello, e vi convincano che un po’ di esercizio mentale quotidiano può portarvi molto avanti nella coltivazione di tale benessere. […] Lavorare direttamente su queste capacità umane al fine di potenziarle può aiutarci a spezzare il circolo vizioso di alcune malattie altrimenti intrattabili che colpiscono l’umanità, come la perdurante povertà, l’odio fra gruppi diversi e la noncuranza riguardo al benessere del nostro pianeta. […] Abbiamo portato le prove che è possibile coltivare queste qualità positive nel profondo del nostro essere, e che ognuno di noi può iniziare questo viaggio interiore.” (D. Goleman, R.J. Davidson, ‘La meditazione come cura’, Milano: Rizzoli, p.337-339) di Alice Bellini

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